Gli anni novanta rappresentano un momento di riflessione e ricerca, sente che la pittura non soddisfa piú completamente le sue esigenze espressive e comincia a produrre sculture in ceramica. Contestualmente frequenta lo studio dello scultore Luciano Ceschia e del pittore Vittorio Basaglia e apre un proprio studio-laboratorio a Cividale del friuli. Nel 1997 si laurea in Storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Udine e, nel 1998, trasferisce lo studio a tarcento. In questo periodo sceglie di vivere a Udine frequentando assiduamente uno spazio condiviso da altri giovani artisti.

Il costante confronto, l’opportunità di riflettere sul modo di pensare all’arte sono esperienze estremamente stimolanti per Vidoni. oltre a Paolo Comuzzi, Lorenzo Missoni ed altri, vi è Beppino de Cesco, personalità che Vidoni sente molto vicina alla propria sensibilità. In questi anni il suo lavoro si affianca decisamente all’arte concettuale e comincia a sperimentare l’utilizzo di nuovi materiali come le resine sintetiche.

Nel 2000 il critico Angelo Bertani lo invita all’importante rassegna artistica Hicetnunc. Inizia una collaborazione con la rivista di attualità culturale Perimmagine, diretta da riccardo toffoletti. nel 2007 il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin, diretto da francesco Bonami, lo seleziona tra i vincitori al Concorso ManinFesto – Fotografia in Friuli Venezia Giulia.

Sono anni nei quali le esposizioni si intensificano espandendosi fuori regione. Prendono infatti l’avvio alcune importanti collaborazioni con le Gallerie d’Arte dieci.due! International research contemporary art di Milano, L’Église e Spazio ferramenta off di torino. Il linguaggio espressivo di Vidoni è ora rivolto all’osservazione, quasi all’ascolto della natura e degli oggetti. Si tratta di manufatti che sostanziano le azioni dell’uomo o sottintendono situazioni presenti nella vita quotidiana. Essi vengono spesso trovati casualmente dall’artista e conservati sino alla realizzazione dell’opera.

Nelle creazioni installative di Vidoni, gli oggetti perdono la propria funzione originaria per divenire contenitori, nidi o supporti, avulsi e decontestualizzati, inconsapevoli simboli della vita e dei drammi dell’uomo contemporaneo. Attento osservatore del contesto sociale e culturale del proprio tempo, Vidoni percepisce e denuncia la costante e reciproca interazione uomo-natura.

La sua ricerca artistica comprende vari àmbiti espressivi, oscillando dalla sperimentazione scultorea e installativa alla fotografia e al disegno.